Supply chain nel settore della moda – il caso Les Copains – Maris Vuica

Redazione
Page Visited: 119
Tempo di lettura:8 Minuti, 18 Secondi

The supply chain in the fashion industry Study case: Les Copains

Mi chiamo Maris Vuica e sono una ragazza neolaureata in Fashion Management presso il corso magistrale dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Prima di parlare di come ho coronato i miei studi, preferirei fare un passo indietro e raccontarvi quando e come nasce la mia passione per la Moda.

Ricordo che a 13 anni quando arrivò il momento di scegliere la scuola superiore, dissi senza ombra di dubbio “liceo classico, così metto le basi giuste per studiare giurisprudenza!”. Ed effettivamente mi iscrissi al Liceo Classico, ma di certo non avrei potuto immaginare che da lì a cinque anni il mio interesse si sarebbe spostato dalle udienze in tribunale, alle passerelle dell’alta moda

Non posso dire che la scelta dell’università sia stata una scelta decisa ed immediata come quella per l’indirizzo del liceo, però quest’ultimo mi ha indubbiamente aiutato a capire quali fossero i miei interessi. Crescere in un contesto nel quale il focus dei propri studi è strettamente legato alle forme di espressione, che si tratti di letteratura, arteo pensiero; ha fortemente condizionato la mia mente, aprendo orizzonti che fino a quel momento, probabilmente a causa della giovane età, non avevo considerato. 

Le forme di espressione sono essenziali per la comunicazione, per lanciare un messaggio, e di conseguenza anche per interagire con gli altri, ma non sempre ci sono le condizioni linguistico-culturali-caratteriali per potersi capire. Questo concetto mi ha sempre affascinato, in parte perché ho origini croate e sono cresciuta in un contesto biculturale; e in parte perché anche avendo i mezzi per farlo, ho sempre fatto un po’ di fatica ad esprimermi con gli altri secondo i “metodi tradizionali”. Questa breve intro per spiegare come anche quando i mezzi per comunicare ci sono, non sempre sono efficaci o sono limitati, per cui si devono cercare altri mezzi.

Come in una caccia al tesoro, io cercavo la forma d’arte che mi rispecchiasse, che mi permettesse sia di comunicare qualcosa agli altri che di esprimere la mia creatività. Ma quale arte ti permette di fruirne senza una particolare capacità tecnica e senza barriere? Io ho trovato la mia risposta nella moda. 

La moda secondo me è una forma d’arte a tutti gli effetti (e con qualche ricerca troverete sociologi e antropologi molto più accreditati di me che hanno scritto testi approfonditi a riguardo), ed è forse anche la più democratica, in quanto permette a tutti di fruirne. La moda è bella perché può essere parte delle altre forme artistiche e può anche racchiuderle tutte, è un concetto malleabile e allo stesso tempo contenitivo che trova spazio per tutti.

Mi sono quindi iscritta prima alla triennale di Culture e Tecniche della moda, e poi specializzata attraverso il corso internazionale di Fashion Management. Durante questi due anni di magistrale non solo ho avuto modo di migliorare la conoscenza della lingua inglese, passepartout necessario per poter interagire con tutti, ma ho anche focalizzato il mio interesse sullo studio della supply chain di moda

Supply chain di moda

Ma di cosa si tratta esattamente? La supply chain come ricorda la parola, è la catena che lega i vari settori coinvolti nella produzione di moda, sia interni che esterni all’azienda. Per fare qualche esempio ci sono tutti i reparti interni come ufficio stile, prodotto, commerciale, acquisti; e poi ci sono quelli esterni che possono essere i vari fornitori di materie prime, i laboratori affiliati e così via… tutti questi ambiti collaborando insieme e lavorando a stretto contatto creano la supply chain.

Su questo tema io ho deciso di basare la mia tesi magistrale, volevo creare una sorta di “starter pack” o “kit di sopravvivenza” in grado di fornire le informazioni necessarie per comprendere a pieno il funzionamento di una filiera così estesa e complessa. Non solo, essendo un argomento che ha sempre suscitato il mio interesse personale, e grazie alla collaborazione dell’università, ho avuto la possibilità di svolgere un tirocinio formativo nel reparto sviluppo prodotto dell’azienda Les Copains di Bologna, dove ho imparato e visto in prima persona il funzionamento di tutti questi “micro e macro sistemi”.

Ho strutturato quindi il progetto dell’elaborato finale in tre parti contenute in una scatola creata su misura per ricreare l’immaginario del kit:

  1. il MANUALE stampato in formato libro, ovvero la parte “teorica” che spiega tutti i processi più importanti,
  2. i CASI STUDIO alla fine di ogni capitolo, una sorta di report della mia personale esperienza in azienda riferita alle singolari fasi operative,
  3. e infine L’ESPERIENZA TATTILE, una raccolta di tutti i tool che si possono trovare in un classico ufficio stile/prodotto (campionature di tessuti e filati, cartamodelli, moodboard, distinte base..).

Il testo è stato scritto in inglese sia perché lo richiedeva il corso di studi, sia perché essendo appunto la lingua più conosciuta a livello globale, poteva raggiungere un maggior numero di lettori, e in particolare quelli più curiosi su uno studio incentrato sul Made in Italy. Per fare un esempio ora mostrerò la struttura di un capitolo della tesi, in questo caso il secondo.

Lancio di una collezione di moda

Chapter two: Launch of the collection

  • 1_ Planning the presentation 
  • 2_ Choosing the format
  • 3_ Study case: Show-room presentation Les Copains Spring/Summer 2019 collection

In questo capitolo viene spiegato innanzitutto quali sono le motivazioni per le quali si presenta la collezione di moda al pubblico e tutta la storia dietro alle sfilate a partire del 1850. Segue poi una distinzione tra le varie tipologie di presentazione che un brand può scegliere di utilizzare per mostrarsi al pubblico, come  sfilate di Alta moda o Pret a Porter, presentazione in showroom, presentazioni per la press; con le descrizioni dei vari spettatori o destinatari di questi veri è propri spettacoli. In questo caso il focus è incentrato sulla comprensione del target al quale si vuole far riferimento, il tipo di collezione di moda e in quale contesto. In questi casi non c’è nulla di casuale e tutto è rigorosamente studiato a tavolino, perché ogni scelta comporta prima di tutto un budget e in secondo luogo risorse di tempo e spazio. 

Una volta che si è appurato il tipo di evento di moda che si vuole organizzare, è necessario fare una stima delle risorse coinvolte e dei costi da affrontare e gestire, e ovviamente tutte le parti terze che serviranno per la riuscita della presentazione. Tra i costi più importanti bisogna quasi sempre includere la location, i costi di partecipazione, i professionisti esterni all’azienda, e le agenzie mediatiche. 

Da quando sono iniziate, le sfilate, hanno avuto forme e stili diversi e ancora oggi ci possono essere diverse forme per il raggiungimento di uno stesso scopo, ma in ogni caso lo studio creativo che comporta mettere in piedi questi veri e propri spettacoli, è impressionante. Ci sono quindi le sfilate classiche con la passerella rettangolare, ci sono quelle concettuali, quelle fantasy, quelle sci-fi, quelle al chiuso e quelle all’aperto. Negli ultimi tempi abbiamo potuto vedere come addirittura la location sia diventata virtuale, dalla condivisione in streaming della collezione di moda, al cartone animato o con i burattini. 

Altro aspetto fondamentale da tenere in considerazione è il tempo. La moda è l’incarnazione dell’espressione “tempus fugit” in quanto, nonostante lo studio delle tempistiche sia sempre precisissimo, spesso e volentieri si arriva all’ultimo minuto nell’organizzazione finale e rispettare le scadenze è una vera e propria sfida.

Come “study case” ho voluto raccontare la presentazione della SS 2019 di Les Copains, in quel caso l’evento è stato organizzato nella show-room dell’azienda per un numero di partecipanti ridotto rispetto alla sfilate, in particolare rivolta a buyer e rivenditori. Questa specifica presentazione aveva lo scopo di mostrare agli acquirenti la collezione e a incentivarli a fare più ordini di produzione possibili. 

Descrivo prima di tutto l’allestimento degli spazi, in questa tipologia in particolare, la collezione viene esposta nella sua totalità tramite stendini con i capi appesi secondo occasione d’uso e colore, con i pezzi più ricercati abbinati attentamente sui manichini, e con qualche modella che periodicamente prova i look per mostrarli indossati dal vivo. 

Anche in questo caso l’organizzazione dell’evento di moda richiede il coinvolgimento di terzi, come appunto l’agenzia per le modelle, il catering, dj per la musica, compagnie che affittano allestimenti (nel caso particolare tappeti, impianti musicali, manichini e scenografie). 

Infine come “esperienza tattile” ho deciso di allegare la press release che descrive il concept della collezione, ovvero da cosa è stata ispirata, la gamma colore e le varianti dei tessuti. Oltre a questa anche il lookbook, una raccolta con le foto di tutti i capi accostati in maniera diversa per comporre proposte di outfit che viene fatto vedere ai potenziali clienti. 

Concludo il racconto di questo percorso dicendo che prima di ogni cosa il mio intento è stato quello di far capire che dietro una maglietta esposta nella vetrina di un negozio c’è molto di più che un mero pezzo di stoffa destinato a far apparire. Personalmente mi sono sempre ritenuta una persona creativa ma con poche capacità manuali, e caratterialmente estroversa ma timida. La moda mi ha permesso in primis di trovare un mio modo di comunicare, rendendomi sempre più sicura di me e aperta verso gli altri, e in secondo luogo mi ha dato modo di mettere a frutto la mia creatività in ambiti che non richiedessero dei talenti particolari ma che fossero comunque interessanti e dinamici, come lo sviluppo prodotto.

La moda racchiude in se non solo la collaborazione di migliaia di esperti professionisti per cui siamo riconosciuti in tutto il mondo, ma anche tanta profondità che spesso viene dimenticata in favore della parte più frivola di questo ambiente, che sicuramente attira l’attenzione di molte persone ma che realmente ne rappresenta una minima parte.


Iscrivendoti alla nostra newsletter accetti la Privacy Policy

Next Post

I migliori brand di stivali sostenibili ed etici: quali sono?

Acquistare delle scarpe sostenibili è un comportamento molto responsabile da parte del consumatore e lo è in particolar modo per quel che riguarda l’acquisto di stivali, essendo calzature che richiedono, per la loro produzione, importanti quantità di materia prima. Le opportunità per acquistare stivali sostenibili ed etici non mancano affatto, […]
I migliori brand di stivali sostenibili ed etici quali sono