Moda e tecnologia

Redazione

Lo studio condotto dal Knowledge Center Luxury & Fashion di SDA Bocconi mette in evidenza la simbiosi tra i grandi marchi del fashion system e i progetti tecnologicamente avanzati.

Moda e tecnologia è un binomio che ha sempre funzionato.

Il digitale ha lo scopo di rivoluzionare la Customer Experience in primo luogo dell’utente finale, ma anche dell’azienda stessa, che affronta con più semplicità le procedure di realizzazione.

Digital signage, sono schermi sfruttati per veicolare contenuti multimediali, dando vita ad ambienti immersivi, talvolta realizzati con l’utilizzo di avveniristiche tecnologie.

Non è mero intrattenimento, c’è di più dietro ai grandi schermi, che reagiscono in tempo reale alle azioni dell’utente finale, oppure alle pareti touch-screen, grazie alle quali è possibile cercare ulteriori informazioni, o ancora agli specchi che suggeriscono le taglie più adatte alla fisicità del cliente.

La ricerca “Retail Reloaded – Tecnologia, customer experience e store performance nel retail moda” condotta dalla divisione ricerche Claudio Dematté della Sda Bocconi e commissionata da Retail Immersion ne è una prova fondamentale.

Multicanalità, multitasking e multimedialità sono le principali parole chiave di questa grande rivoluzione tecnologica.

Non è più una piccola nicchia di mercato, e non solo per le grandi aziende, ma soprattutto per le piccole, che hanno a maggior bisogno di visibilità per la brand awareness.

Shop the Look – Google

Google introduce il suo nuovo progetto legato alla moda, “Shop the Look“, che lascia pensare alle nuove vie tecnologiche da intraprendere. Una feature che permette di cercare su Google gli outfit che sono stati pubblicati dai fashion blogger e non solo.

Una svolta per il fashion?

Di certo uno strumento in grado di mettere in risalto risultati spesso nascosti, che non riescono a scavalcare le SERP di Google. Sarà possibile cercare uno specifico outfit attraverso le solite keyword e da quel momento saranno resi visibili i risultati più attinenti, prelevati direttamente da piattaforme settoriali.

Una soluzione che intende favorire la monetizzazione dell’attività web dei fashion blogger, infatti, una volta ottenuta la lista di outfit sarà possibile esprimere il proprio parere e da qui raggiungere spazi ad hoc per l’acquisto.

Questa proposta rende decisamente più immediata l’esperienza di acquisto, dal “consulente” all’acquisto, con pochi click.

Un’opportunità per tutti, grand brand e piccoli stilisti, promossi dagli specialisti del settore, potranno godere della visibilità meritata e incrementare le prospettive di vendita.

Tecnologie Fashion Retail

Maxischermi interattvi, iPad, sono solo alcuni degli strumenti utilizzati per mettere in atto le idee di hybrid shop, dove oltre ai capi in loco è possibile visionare tutta la collezione ed eventualmente acquistare i capi online, momentaneamente non disponibili in magazzino.

Bisogna affascinare e sorprendere i clienti per ottenere un posto nel loro cuore e per farlo servono le competenze giuste, in grado di gestire la multicanalità.

La gestione dei canali non è più separata tra on line e off line, ma è necessaria una visione sempre più integrata.

Il “Retailtainment” è la strategia per intrattenere il cliente e per offrirgli un servizio personalizzato e che lo faccia sentire parte di una community, che ha tra gli obiettivi quello di tracciare e registrare i suoi interessi.

La tecnologia non ha come obiettivo quello di sostituire il contatto umano, ma è un valore aggiunto all’esperienza di acquisto, un’interazione facilitata e allo stesso tempo che rivela una maggiore attenzione nel soddisfare le richieste del cliente finale.

Smart personalisation è questo il caso, suggerito da Burberry.com con la Runway made to order, in alcuni negozi selezionati era possibile accedere a esperienze digitali su misura per il cliente, accessori a contatto con un device permettevano di visionare un video sulla produzione artigianale del prodotto in questione.

Tante sono le dotazioni hi-tech nel settore del lusso, ma ciò che conta è anche la personal experience che si evolve nel tempo e alla quale bisogna tenere conto, per non perdersi nella forte competitività del settore.

Esempi tecnologici

Amble è un esempio di “fashion app”, proposta da Louis Vuitton, che invi­ta a guardare il mondo dal punto di vista dello storico marchio. “Louis Vuitton art of pa­cking” racconta i valori del brand in una modalità differente, per esempio con un video tutorial illu­stra come piegare le camicie.

Luxottica a Times Square introduce la macchina Eye Candy, che offre la possibilità di acquistare occhiali a qualsiasi ora, prima però si potranno provare virtualmente nello store.

Sunglass bar è un luogo interattivo dove poter provare gli occhiali e poi acquistarli sul sito sunglasshut.com.

Virtual shelf è un altro esempio di “fashion app” che favorisce l’interazione con il prodot­to e permette di visualizzare un video con tutto il catalogo e altre informazioni aggiuntive.

Celeste Priore

We wear culture di Google Arts e Culture

“We wear culture” è il progetto lanciato da Kate Lauterbach, Program Manager di Google Arts & Culture, per raccontare l’haute couture in digitale e 3.000 anni di storia della moda e del costume, realizzato in collaborazione con 180 istituzioni di 42 Paesi, da New York a Londra, da Parigi a Tokyo, da San Paolo a Firenze e altre città, tra i partner si trovano anche quelli italiani, come il Museo Salvatore Ferragamo, la Fondazione Micol Fontana, Palazzo Fortuny, Palazzo Mocenigo, Palazzo Madama, il Museo MAXXI, la Fondazione Gianfranco Ferrè.

Un’esperienza virtuale, che presenta pezzi iconici del mondo del fashion, oltre 700 immagini di più di 40 musei che offrono accesso attraverso Google Street View, all’interno dei quali è possibile intraprendere un tour per visitare le sedi delle istituzioni museali dedicate alla moda, come il Metropolitan Museum of Art di NYC, il Laboratorio dell’Instituto di Conservazione dei Costumi, il MoMu Fashion Museum di Anversa, il Palazzo Pitti di Firenze, 450 mostre digitali disponibili, che rappresentano percorsi storici a partire dall’antica Via della Seta, passando per gli abiti settecenteschi di Versailles, pizzi, velluti, damaschi e crinoline, alle controculture, dal punk britannico al glam, fino alle linee e le sperimentazioni del contemporaneo.

Il risultato è un archivio pensato per l’enciclopedia virtuale della moda, realizzato mediante l’uso di tecnologie avanzate, tramite il quale sarà possibile esplorare stili e look di epoche diverse, conoscere icone, movimenti, dietro le quinte e arti varie.

Si potrà conoscere l’evoluzione del denim, incontrare icone come Coco Chanel, Cristóbal Balenciaga, Yves Saint Laurent, Vivienne Westwood, Alexander McQueen, Audrey Hepburn, Christian Dior, Helmut Newton, Irving Penn, Yves Saint Laurent, Manolo Blahnik, Gianni Versace, Oscar de la Renta, Pierre Balmain, Miyake Issey, imparare la storia dei capi iconici, scoprire perché indossiamo quello che indossiamo ed esplorare i macchinari che vengono utilizzati nelle grandi industrie del mondo.

Come scrive Kate Lauterbach

“la moda è cucita nel tessuto delle nostre società. C’è molto più stile di quanto possiamo vedere o anche pensare. Indossiamo la storia, indossiamo l’arte e il mestiere”.

La collezione è visibile su g.co/wewearculture e sull’app mobile di Google Arts & Culture per iOS e Android.

Moda e tecnologie, connubio perfetto? Le novità in merito

Le vacanze estive stanno arrivando e le ultime tendenze in fatto di moda e tecnologia sono alle porte. 

Avreste mai pensato che potessero, due argomenti così distanti, essere così vicini? 

In effetti questo binomio sta cavalcando le passerelle e una società sempre più in evoluzione, sempre più vogliosa di cambiamento. 

Ci stiamo avvicinando a qualcosa di veramente storico e geniale: la moda che viene rivisitata, sotto ogni aspetto, dalla tecnologia e dalle industrie ecologiche, per farci vivere un futuro migliore, più sostenibile. 

Questo connubio a dir poco perfetto è il derivato della rivoluzione dell’industria 4.0 ed è ciò che fa nascere lo stile di vita (perché di questo si tratta) hi-tech

Ma cosa significa moda hi-tech?

Hi- tech è la fusione intelligente e pionieristica dell’evoluzione: in poche parole è ciò che di più innovativo si possa trovare sul mercato. 

Ed è per questo che, contrariamente a quanto si potesse pensare, la moda si sposa alla tecnologia con un approccio mai visto: l’evoluzione della moda va dai merletti e dalle parrucche, a vestiti creati con fibre naturali di bucce d’arancia; dal panciotto e dallo jabot (un volant di pizzo che si posizionava al collo) ai tessuti sensibili alla luce. 

L’innovazione parla da sola, eppure c’è chi, come Giorgio Armani, ha espressamente detto che forse la moda ha bisogno di rallentare la velocità, soprattutto in periodo post Covid19.

Infatti, sia quest’ultimo che Gucci hanno deciso che dopo la pandemia globale, per rispondere alle richieste di un mercato che non è più lo stesso, hanno deciso di creare il “meno ma meglio”. Quindi diminuire il numero di sfilate, senza stagionalità, e delle collezioni, per una moda più sostenibile, sia per i consumatori che per l’ambiente. 

Il mondo sta cercando di andare incontro all’ecosostenibilità in ogni settore, ma in questo caso, nel caso della moda e della tecnologia, ci sarà riuscito? 

Le novità in merito.

C’è riuscito eccome!

Abbiamo nominato prima due delle novità che vi andrò a spiegare adesso, ma andiamo per gradi. 

Una delle novità del mercato, per quanto riguarda moda e tecnologia, sono sicuramente i vestiti creati con le bucce d’arancia: questo genere di vestiti son diventati estremamente pregiati, tant’è che proprio Salvatore Ferragamo è entrato in collaborazione con questa start up, Orange Fiber, per farsi realizzare dei capi.

Tra le innovazioni troviamo anche i tessuti hi-tech, che sono in grado di aiutare la funzione contrattile del miocardio, che si mettono in moto grazie a speciali fasci di luce: in parole povere, si contraggono alla luce e aiutano la funzione del cuore. 

E questa volta anche l’ Italia ha aiutato nella ricerca. 

Avreste mai pensato ad un materiale simile? 

E ancora abbiamo, per non rimanere nell’ombra, vestiti ricoperti di LED fluorescente, bikini in grado di ricaricare gli smartphone, così che i ragazzi non si debbano più portare a dietro nemmeno la power bank; ma non abbiamo finito, perché ci sono anche t-shirt che vibrano a suon di musica e camicie impermeabili; abiti in grado di cambiare colore e abiti fusi insieme al’oro ventiquattro carati e ai metalli.

Insomma, qualcosa di sensazionale, qualcosa che non si era mai visto. 

L’evoluzione va avanti, che si tratti di moda o che si tratti di cibo, e questo ci porterà ad una disumanizzazione che, se ci si pensa bene, fa un po’ paura. 

La moda mescolata alle tecnologie ci concede una visione futuristica di come saremo, di come il mondo sarà, di cosa vorremo, di cosa abbiamo bisogno e di cosa invece è superfluo, ma questo quanto condizionerà il nostro modo di vivere? 

Conclusione 

Dunque, per concludere, a cosa andiamo incontro?

A noi stessi o alla nostra estinzione? 

In ogni caso benvenuti nel ventunesimo secolo!

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