L’inquinamento dell’industria della moda

Redazione
Page Visited: 46
Tempo di lettura:2 Minuti, 28 Secondi

Anche l’industra della moda è causa dell’inquinamento ambientale e, ormai non sorprende più, anche in grande quantità.

L’inquinamento dell’acqua non è la sola forma di inquinamento, ma molti abiti sono prodotti con l’utilizzo di sostanze chimiche che vengono assorbite anche dal nostro organismo e direttamente o indirettamente poi impattano su tutto l’ecosistema.

La produzione di abiti a livello internazionale è aumentata, di conseguenza anche l’inquinamento, dato l’utilizzo maggiore di pesticidi, spreco di acqua ed energia.

Per questa motivazione l’industria della moda si sta indirizzando verso la salvaguardia ambientale e tra le iniziative più note troviamo il Global Change Award, premio ideato da H&M Foundation, che ha l’obiettivo di sostenere le nuove realtà imprenditoriali a non impattare sull’ecosistema.

Ecco alcuni esempi:

  • Grape Leather, è un esempio di startup italiana che ha ideato la pelle vegetale utilizzando gli scarti della produzione vinicola.
  • Solar Textiles, è un nylon biodegradabile composto da acqua e scarti vegetali, che è stato realizzato utilizzando l’energia solare.
  • Content Thread, è un micro filato hi-tech che può riconoscere quali materiali sono presenti in un tessuto.
  • Denim-dyed denim è il denim riciclato e riutilizzato come colorante per tessuti.
  • Maure Couture, è un materiale tessile prodotto dalla cellulosa del letame bovino.

Basta “usa e getta”! Anche così possiamo salvare l’ambiente.

Greenpeace Germania evidenzia un incremento della produzione di abiti del doppio nel periodo dal 2000 al 2014 e le stime della rete Mercatino segnalano che i mercatini sono saturi, quindi il riciclo non è la sola risposta alla sfida che il settore moda deve affrontare. Le aziende devono ripensare il modello produttivo.

I danni ambientali sono visibili addirittura dallo spazio, per esempio la superficie del Lago d’Aral, in Kazakistan,ridotta a un 10% rispetto agli anni ’60, per via della coltura del cotone sono stati deviati gli affluenti che alimentavano il lago. Per le piantagioni di cotone viene impiegato il 10% dei pesticidi e il 24% degli insetticidi dall’agricoltura mondiale e l’utilizzo di viscosa è, oggi, una delle cause della deforestazione in Brasile e Indonesia.

Il consumo energetico per il trasporto conta una media 12mila chilometri dal campo al negozio di abbigliamento, inoltre, la produzione š maggiormante concentrata in Bangladesh e Cina, dove le fabbriche sono alimentate per lo più a carbone.

Alcuni grandi marchi del fast fashion hanno lanciato la propria linea green:

  • Mango Committed, realizzata con cotone organico, poliestere riciclato e Tencel (fibra naturale che si ottiene dalla cellulosa di eucalipto).
  • H&M incentiva i consumatori a riciclare i capi e ha raccolto circa 32.000 tonnellate di tessuto, riutilizzato per vita a nuovi capi e accessori. Ha creato la linea Conscious Collection, realizzata con materiali sostenibili, per esempio Bionic, proveniente dalla plastica recuperata dagli oceani.
  • Anche Adidas ha realizzato 7.000 paia di scarpe riutilizzando la spazzatura degli oceani.
  • Zara ha ideato Join Life, linea sostenibile basata sulla lavorazione di lana riciclata, cotone organico e Tencel.

Celeste Priore

Iscrivendoti alla nostra newsletter accetti la Privacy Policy

Next Post

Regolare il lusso: dal Medioevo al tempo degli hashtag

MERCOLEDÌ 8 Aprile – DALLE ORE 17:00 ALLE 18:00 – evento in streaming su Facebook Maria Giuseppina Muzzarelli racconta il suo nuovo libro: Le regole del lusso. Apparenza e vita quotidiana dal Medioevo all’età moderna. In questo libro si parla di regole per limitare o dosare il lusso ma soprattutto, […]
Regolare il lusso dal Medioevo al tempo degli hashtag