Perché la formula di Zara anche nel dopo-pandemia è più viva che mai

Redazione

Quando la pandemia era entrata nel vivo, e il mondo si era ritrovato immerso in un incubo fatto di contagi, morti, lockdown e distanziamento, l’Ubs inviò una nota sui brand europei di vendita al dettaglio che sarebbero stati maggiormente colpiti dalla diffusione del virus in Cina. 

In questa lista, esattamente in cima, c’erano H&M, gruppo svedese che controlla sette marchi, e fashion Inditex, gigante spagnolo anch’esso con sette marchi sotto il suo controllo, tra cui il più famoso è Zara.

A distanza di poco tempo, si sparse la notizia che in tutto il mondo molti negozi di abbigliamento avrebbero chiuso e mai più riaperto.

Inoltre, si diffuse la convinzione che il Covid-19 avrebbe accelerato il diffondersi dei consumi “slow” a svantaggio delle logiche “fast” nel mondo della moda. Insomma, segni inequivocabili di un declino globale. 

L’evoluzione, però, riesce a rendere resilienti gli organismi più adattabili e flessibili. Questa attitudine porta a superare nel modo migliore le varie crisi.

Ciò spiega perché i due colossi della moda mondiale, in particolar modo il gruppo Zara, grazie al Covid-19 sono riusciti a compiere un balzo evolutivo che gli ha consentito di rimanere in vita fino a oggi e di crescere. 

I dati di crescita

Facendo forza sul suo modello di business unico nel settore dell’abbigliamento al dettaglio, Inditex e il marchio Zara hanno mostrato delle ottime performance. 

Ciò grazie alla velocità con cui hanno reagito trend e produzione, oltre che l’ottimizzazione e l’integrazione dell’aspetto online e offline del business. 

Inditex dovrebbe crescere del 5,33% nei prossimi due anni. Nel 2020, in piena pandemia, ha chiuso a 28,2 miliardi di euro, recuperando circa il 12% lo scorso anno, soprattutto il fatturato Zara.

Il boom delle vendite online furono il traino che portò a una ripresa nei primi nove mesi del 2020. La percentuale di crescita del 74% di Inditex fu anche dovuta all’evoluzione delle strategie di vendita, che si basano sulla convinzione che il negozio fisico era più vivo che mai. 

L’effetto chiusure

Anche se si sono verificate numerose chiusure (1.200 punti vendita Inditex nel 2022), con i grossi investimenti in negozi più grandi e maggiormente integrati con il mondo digital e con nuovi servizi, la rotta iniziale è rimasta invariata. 

Zara moda aprì un flagship store asiatico a Pechino, il più grande finora: 3.500 metri su Wangfujing Road disposti su 4 piani. 

Entro la fine di quest’anno, i 2,7 miliardi di euro destinati a potenziare la piattaforma digitale e omnicanale mostreranno i loro frutti. 

Oltre a questo, ci sono anche le tecnologie Rfid da considerare, le quali offrono la possibilità di gestire in modo più efficiente il magazzino. Se torniamo indietro nel tempo e facciamo un conteggio totale, negli ultimi sette anni l’investimento in queste voci è stato intorno ai 10 miliardi di euro. 

E la sostenibilità?

Parlando nello specifico di sostenibilità, fecero clamore le accuse lanciate dal New York Time nel 2019 in un articolo intitolato “La morte del pianeta”. 

Nel 2020, il gruppo Inditex e, ovviamente, Zara fashion, entrarono a far parte del Dow Jones Sustainability World Index, il quale seleziona le aziende annoverate tra le più sostenibili. 

La strada da percorrere, nonostante siano passati due anni, è ancora molto lunga. Basti ricordare che H&M chiuse un contratto in Cina con un fornitore di cotone non propriamente affidabile. 

In questo periodo, però, l’impegno c’è stato ed è stato anche molto intenso. Infatti, il resto dell’industria della moda ha preso esempio da quanto fatto da Inditex e Zara. Ricordiamo sempre che questo settore è nei primi posti della classifica dei più inquinanti al mondo. 

Non soltanto ai consumatori più giovani sta a cuore il tema della sostenibilità. Quasi tutti i clienti del mondo della moda sanno quanto sia importante.

H&M aumentò tempo fa la sua quota in Sellpy, la quale è una piattaforma di resale. Il risultato? Un aumento dell’utilizzo di filati da riciclo, come quelli di derivazione dalla lavorazione della canapa e del mais. 

Dal lato suo, Inditex produsse 103 milioni di capi in cotone biologico nel 2019, circa il 75% in più rispetto all’anno precedente. 

Domanda di fast fashion destinata a crescere

Man mano che la popolazione crescerà, insieme al suo potere d’acquisto, la domanda mondiale di fast fashion continuerà a crescere, soprattutto nei Paesi considerati in via di sviluppo. 

Anche il prezzo è un aspetto importante che guida la crescita del fast fashion: secondo Barclays, il vantaggio di Inditex su altri marchi di moda è del 25%. 

Sebbene la produzione principale di molti brand avvenga esclusivamente in Cina e in altri Paesi asiatici, Inditex ha il grande vantaggio di lavorare con produttori in Portogallo e Turchia, riducendo la catena di approvvigionamento geografica. 

Giusy Pirosa

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