Moda e Coronavirus: perché ci stiamo sforzando di dare il meglio di noi stessi

Redazione
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Non è affatto facile scrivere questo articolo, ma come direbbe Jamila di Kweder

“facciamo fiorire questa primavera”

e la ringrazio per avermi fatto sentire di nuovo il profumo nell’aria. Un’aria che dai primi di marzo mi sembra così cupa e i colori artefatti, a volte.

In un modo o nell’altro ognuno di noi cerca di trovare ciò che di buono può lasciare l’emergenza Coronavirus (COVID-19). Ognuno di noi si sforza di “resistere” convinto che “Andrà tutto bene” e sarà così, perché ci stiamo sforzando di dare il meglio di noi stessi, adesso… non domani, senza indugio.

Appena scattata l’emergenza ho iniziato a raccogliere un po’ di testimonianze, per capire passo passo cosa stava succedendo e come stava cambiando la situazione, è stato il mio modo di esorcizzare il panico e guardare già a un futuro, possibilmente migliore.

Sin dall’inizio non ho voluto pensare al peggio, perché avrebbe bloccato la creatività, il quid della sopravvivenza, il carattere speciale che permette a tutti di guardare oltre e avere la luce della speranza sempre accesa.

Dunque, all’indomani dei casi di Codogno mi sono subito attivata e ho scritto un post sul gruppo Facebook “Ufficio Stile – Moda Genetica”.

“Buongiorno gruppo. Sono stata in silenzio a osservare come cambiano i sistemi.

Perché l’osservazione e l’analisi sono alla base di un cambio di direzione.

L’analisi permette di comprendere meglio i difetti e i valori di un flusso di lavoro.

Segue all’analisi un nuovo approccio costruttivo, volto a rafforzare i valori e risolvere i difetti.

Il sistema moda è decisamente in evoluzione, questa è la sua insita natura. L’appiattimento degli ultimi anni ha lasciato emergere tutte le sue debolezze.

Parallelamente, la creatività e la capacità evolutiva hanno aperto a nuovi spiragli lavorativi.

Nella vostra attività che cosa è cambiato negli ultimi 5 anni? In che modo avete cambiato il vostro approccio lavorativo, in periodo di Coronavirus?

Mi aiutate in questa indagine?

Grazie a voi, restiamo uniti.” 

E da quel momento ho iniziato a raccogliere le testimonianze che vedrete di seguito e che continuerò ad aggiungere, questo sarà un “post work in progress”. Alcune di queste sono precedenti al Dpcm 22 marzo 2020, dunque non raccontano di una situazione che sarebbe diventata successivamente più restrittiva.

Ho avuto il piacere di sottoporre l’indagine a Luigi Rossi di Lineaerre, che ha subito applicato tutti i sistemi di sicurezza utili ad affrontare l’iniziale periodo di COVID. Mi ha raccontato di quanto fosse “complicato” arginare la socialità delle persone in azienda. Ma la necessità di applicare tali restrizioni è stata alla base di un proseguimento produttivo.

Le maggiori perplessità si sono poi riversate sulla fornitura di assistenza in caso di guasti ai macchinari. Infatti, la scorta di pezzi di ricambio avrebbe potuto incontrare l’esaurimento, causando un blocco produttivo.

L’intervista è stata sottoposta all’inizio del periodo, quando le aziende erano ancora produttive, dunque, prima del Dpcm 22 marzo 2020. Attualmente la situazione è molto probabilmente cambiata, nel frattempo si sono avute notizie di aziende di moda, grandi e piccole, che hanno convertito la produzione, per i capi dell’abbigliamento sanitario (nel caso di Armani) o per la produzione di mascherine, praticamente introvabili.

Il gelo è sceso quando dopo il 22 marzo le cosiddette aziende “meno indispensabili” hanno dovuto sospendere le loro attività. Gli imprenditori italiani, e non solo, si sono sentiti vittime di un vero e proprio attacco pandemico.

Roberta Radaelli mi ha spiegato che lavorando con il mercato estero, non è stata rilevata subito una particolare crisi, anche se il Coronavirus ha reso le reazioni del mercato più caute nel giro di poco tempo.

I punti di forza di questa situazione sono imputabili a una maggiore riflessione sul futuro e sulla costruzione di nuovi riferimenti. Non è escluso che il periodo Coronavirus possa dare nuovo spunto all’incremento della produzione sul nostro territorio nazionale, come dice Roberta:

“vista la nostra incredibile e variata competenza manifatturiera”

È certamente difficile trovare delle opportunità in una situazione instabile come quella attuale, ma la speranza e la lungimiranza saranno le armi che porteranno al superamento e al successo. 

Micaela Coscia di Micha Made in Italy mi ha raccontato di quanto il Coronavirus abbia inflitto un grosso colpo alla produzione SS20, la consegna era prevista per i primi di Aprile.

“Per noi questa era la prima produzione “voluminosa” in termini di numeri […] Avevamo già acquistato e pagato i tessuti.”

Nonostante le difficoltà, la produzione è andata avanti fino al 20/03/20 dopodiché il Dpcm 22 marzo 2020.

“Parte del lavoro per “terzi” è stato svolto in Smart Working”

E sottolinea che per le attività pratiche sono necessari degli strumenti e degli spazi ad hoc per la produzione. Per questo motivo il mondo del web e delle vendite online sono diventati la priorità da approfondire, per il presente e per il futuro.

Michaela, con sguardo positivo mi scrive, emozionandomi, che:

“è difficile in questo momento predisporsi un obiettivo positivo, ma perdersi d’animo non fa parte di me, ci sono giorni bui, ma alla fine il mio sogno è più grande di tutto questo e quando finirà mi dedicherò completamente alla distribuzione del mio Brand ampliando gli accordi che già avevo preso con i clienti fuori Europa.”

La testimonianza di Milijana di Tridentum Aqua Eau de Parfum mette in risalto la difficoltà nel vendere il prodotto all’interno di punti vendita quali centri benessere, hotel con spa, centri termali, essendo state applicate le varie limitazioni. Rimane però attiva la vendita effettuata tramite corrieri e spedizioni, essendo il profumo reperibile anche sul sito web ad hoc.

Nel caso specifico di Tridentum, ci troviamo di fronte a un concetto che potrei definire di “profumo geolocalizzato”, in quanto racchiude le fragranze del Trentino Alto Adige e su questa caratteristica basa tutta la sua identità, decisamente unica nel suo genere.

Guardando al futuro, potrebbe cambiare il modo di viaggiare e di fare turismo e ciò comporterebbe una drastica riduzione dei viaggi all’estero e di turisti stranieri in Trentino, dunque si farebbe necessaria l’esigenza di ristrutturare i modelli di marketing operativo aziendale e non solo.

Si pensi per esempio al principio della “riscoperta del Paese Italia” sul quale potranno essere attuate nuove o rinnovate strategie di vendita.

Ecco che è necessario, oggi più che mai, come scrive Milijana il

“riposizionamento dell’impresa, puntando sul marketing online attraverso i social”.

Elena di Be Different, dice:

“il Coronavirus ci ha costretti in casa ma occorre sapersi riadattare alle situazioni, anche le più disperate.”

Ecco come continua il suo lavoro e come continua a realizzare le sue “opere”.

Innanzitutto non manca di pubblicizzare il suo lavoro e di continuare a raccogliere le diverse richieste di acquisto che riceve online, senza mai abbandonare i suoi clienti. E in tutto ciò ha la speranza che un giorno 

“forse sapremo apprezzare maggiormente la voglia di stare insieme e quindi migliorerà nettamente la comunicazione e i rapporti con il pubblico quando potremo uscire.”

Dunque il suo obiettivo rimane quello di continuare a crescere senza mai abbattersi, ma migliorandosi.

Celeste Priore

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