Ornella Auzino: il Made in Italy che sfida la contraffazione

A Napoli, dove l’artigianato è una realtà quotidiana che attraversa famiglie e territori, ho incontrato Ornella Auzino, imprenditrice della pelletteria conto terzi che ha trasformato il lavoro in una missione sociale. La sua storia parla di resilienza: la guida dell’azienda di famiglia in un momento difficile, la scelta di mettere la qualità e la trasparenza al centro, e l’impegno quotidiano contro la contraffazione che troppo spesso semplifica la complessità della filiera.
La forza dei social per raccontare la filiera
Circa dieci anni fa, in un momento di piena crisi dell’azienda di famiglia, Ornella ha iniziato a usare Facebook per trovare clienti e rivedere un approccio di vendita troppo tradizionale. Poco dopo ha aperto un canale YouTube, dove recensiva borse e smontava gli stereotipi che spesso collegavano Napoli alla falsificazione. L’inizio non è stato facile, ma la costanza ha creato fiducia, portandola a collaborare con brand di alto profilo. Per lei i social sono un’estensione del lavoro: non solo promozione, ma ascolto del mercato e dialogo con il pubblico.

La sfida dei terzisti: ricerca, trasparenza e sostenibilità
Quando ha preso in mano l’azienda di famiglia, Fad.Pel, il lavoro da terzista si è rivelato complesso: subappalti incontrollati e prezzi al ribasso rendevano la filiera instabile (un “Far West”, come lei stessa definisce). Oggi i le grandi holding hanno imposto maggiore autonomia sulle produzioni per limitare contraffazione e irregolarità, ma resta la mancanza di normative chiare e di piattaforme che rendano visibile il lavoro dei fornitori. Le normative ESG rappresentano una sfida complessa per i terzisti, costretti ad affrontare spese elevate che gravano su piccoli bilanci. Ornella sta sperimentando collaborazioni tra aziende simili, condividendo costi e progetti. Crede fermamente che la sostenibilità non sia solo burocrazia, ma costruzione di comunità e supporto reciproco.
Grandi maison e piccoli marchi: due approcci a confronto
Lavorare con grandi brand significa confrontarsi con processi standardizzati, fasi parcellizzate e un controllo rigoroso che spesso include automazione e procedure strutturate. Al contrario, i piccoli marchi richiedono un approccio più artigianale e creativo ma possono soffrire di carenze tecniche nelle fasi di sviluppo. Inoltre, spesso mancano budget da investire in ricerca e innovazione, che le grandi maison possono sostenere. Ornella cerca di cogliere il meglio da entrambi i mondi: mantenere l’artigianalità propria dei piccoli e assorbire le innovazioni dei grandi.
Formazione e inclusione
Da qui nasce la Bag Academy, creata con Salvatore Nicosia, che porta hobbisti e aspiranti designer a seguire l’intero processo di creazione di una borsa.
Parallelamente, Ornella collabora attivamente con l’associazione A.B.A.Co per formare ragazzi autistici da inserire nel mondo del lavoro, immaginando una “fabbrica delle abilità diverse”. È un percorso complesso ma gratificante, radicato in un modo di fare impresa basato sul senso della comunità, che porta a investire dove le comunità crescono.
Comunicazione, crisi del lusso e responsabilità del consumatore
Le strategie di comunicazione diventano decisive in un contesto dove scelte aziendali passate condizionano oggi produzioni e investimenti, come ad esempio decisioni industriali che hanno orientato investimenti in paesi esteri. Lo sciopero della moda a Firenze del 2024 è un segnale di malessere e problemi futuri che restano in larga parte non affrontati: ad eccezione di alcuni casi, né terzisti né molte Maison si sono espressi. La conseguenza di una diminuzione del lavoro si traduce anche in problemi sociali sul territorio. È fondamentale rieducare il consumatore con comunicazioni accessibili, prive di tecnicismi, che contestualizzino i temi e parlino una lingua comprensibile. Cosa può fare quindi il consumatore per orientarsi verso una scelta consapevole? Ornella raccomanda di osservare la comunicazione dei brand: è trasparente? Coerente sui social? Chiara nel sito? La responsabilità non appartiene solo alle aziende, ma anche a chi acquista.
Conclusione
La storia di Ornella Auzino è un invito a guardare oltre l’etichetta: il “Made in Italy” è un impegno quotidiano per difendere la qualità, la trasparenza e il valore umano che stanno dietro a ogni prodotto.
Quando scegliete il prossimo articolo da acquistare, fermatevi per un momento ad osservare cosa c’è dietro un prodotto: ore di lavoro, scelte etiche e battaglie per la dignità della filiera.
Il futuro della moda sostenibile passa dalla consapevolezza e dalla trasparenza, di chi produce e di chi sceglie cosa indossare: solo così si può garantire un Made in Italy etico.
*immagini fornite da Ornella Auzino, protette da copyright
Ilaria Caiafa
